Scelgo la busta Maometto

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Qualche tempo fa stavo guardando una puntata di Studio 60 On The Sunset Strip, la serie TV scritta da Aaron Sorkin che guardano solo gli snobbini come me. Gli altri guardano 30 Rock.
Beh insomma in quella puntata producevano uno show in cui ogni protagonista apparteneva, per finta, a una determinata fede religiosa a cui doveva convertire gli altri. Ho pensato: quanto ci vorrà prima che lo facciano davvero? Non molto a quanto pare. Per dire, in Turchia lo stanno già facendo. Una piccola emittente, Kanal T, ha infatti arruolato un prete cattolico, un prete ortodosso, un rabbino, un imam musulmano, un monaco buddista, dieci atei incalliti e, dopo aver messo in palio un viaggio di pellegrinaggio “all included” per il vincitore e la sua guida spirituale, ha lanciato la sfida al grido di “chi si converte per primo?”. Il programma si chiama Pentiti in gara e funziona così: i cinque esponenti delle diverse confessioni religiose presenti dovranno fare di tutto per convincere almeno uno degli atei a cedere proprio alle lusinghe del loro dio e non a quelle di un dio altrui.
Una specie di “compra Gesù, c’è un pelapatate in omaggio”. Marketing religioso di bassa lega o geniale format per tempi privi di spiritualità? Ai posteri l’ardua sentenza. Di certo le autorità religiose turche che ok, non sono proprio il massimo del fondamentalismo islamico, ma comunque non vedono di buon occhio queste cose, hanno censurato culturalmente il programma come un classico esempio di trash TV.
A queste due ultime parole sono accorsi un sacco di compratori. Italiani.

Se pensate che non sia già abbastanza figo

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Non pensatelo più.

Già…beh…uhm…

Ecco, l’ho fatto.
Ho aperto un altro blog, si intitola 3000caratteri e si occuperà di cose a volte simili a questo ma in modo molto diverso da questo, comunque rigorosamente in min/max 3000 caratteri.
Il primo post è qui.

I was a SEO back in 1929

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Not a good idea

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“The tsunami killed 100 times more people than 9/11. The planet is brutally powerful. Respect it. Preserve it.”

Probabilmente per i creativi di DBB Brasile, questo era un grande advertising per il WWF. Chevelodicoaffare, l’America non ha gradito. Il WWF nemmeno.

(A me piace)

Videocracy e il paese dell’assurdo

Questo trailer  non lo vedrete nè su Rai nè su Mediaset: ed è un peccato perchè tra le altre cose brutte e inquietanti c’è un’ esilarante paragone Fabrizio Corona-Robin Hood.
Le ragioni surreali, contorte, neganti l’evidenza, figlie di un pensiero inverso, distorto e distorcente le leggete qui.
Il film invece esce il 4, andatelo a vedere.

Volevamo la luna

Neil Armstrong on the moon

Quarant’anni fa oggi, un uomo camminava per la prima volta sulla luna. A distanza di quarant’anni, un ottantenne non si dà pace del fatto che quel privilegio non sia toccato a lui. Buzz Aldrin – simbolo di quelli che arrivano secondi nella vita – aveva lasciato la terra convinto di mettere il primo piede umano sul nostro satellite triste: ma nel corso della missione il suo carattere fu giudicato eccessivo e gli fu preferito Neil Armstrong, un bravo americano. La NASA lo ammise solo dopo trent’anni di scuse campate per aria. Buzz Aldrin è stato alcolizzato e si è sposato tre volte nel frattempo. Neil Armstrong non rilascia più interviste e pare sia astemio. Buzz Aldrin ha il nome più figo della storia dell’astronautica. Se fosse sceso lui per primo magari avrebbe detto semplicemente “fuck yeah” e ci saremmo risparmiati quarant’anni di battute sul “piccolo passo”.
E comunque nessuno si ricorda di Collins.

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In ogni caso l’uomo che diede il decisivo push alla missione lunare fu lo stesso che non ne vide mai la fine: a inizio anni ‘60  gli americani le stavano prendendo di santa ragione dai sovietici in materia spaziale e non solo. Ci voleva qualcosa di forte: annunciare “andremo sulla Luna prima che il decennio finisca“, per esempio. Purtroppo il personale decennio di Kennedy finì su una decapottabile quando nessuno degli astronauti di Apollo 11 era ancora arrivato alla NASA.

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Un altro fatto noto è che quest’ansia da prestazione lunare americana ha ispirato dozzine di teorie cospirative e c’è ancora chi è convinto che si trattò di un falso cinematografico e che tuttora mancano le tecnologie necessarie ad arrivarci. In merito, ci crediate o meno restano visioni gratificanti, consiglio il film del 1978 Capricorn One e il più recente mockumentary Dark Side Of The Moon (it.: Operazione Luna) in cui si racconta facetamente di come la Casa Bianca si rivolse a Kubrick per allestire il set e le riprese del moon hoax. Tutto molto divertente ma quando gente tipo Rumsfeld, Kissinger e lo stesso Aldrin si presta allo scherzo, personalmente qualche dubbio che lo scherzo sia serio mi viene.

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E l’Italia? La Luna ce la diede la Rai. I momenti topici di quella lunga diretta notturna rimasta nella (sic!) storia del servizio pubblico si condensarono alla fine, quando almeno tre giornalisti (tra cui Piero Angela collegato da Houston) si contesero l’annuncio dello sbarco e la relativa gloria – versione più mogia – della tenzone tra Aldrin e Armstrong per lo sbarco medesimo.  Nel giro di pochi secondi lo anticiparono, lo posticiparono, lo confermarono per smentirlo un attimo dopo in un accavallarsi di voci molto italiano: col risultato che milioni di noi rivedendo il filmato tuttora si chiedono quale sia l’annuncio da prendere per buono.
Anche se dopo quarant’anni, il vero mistero lunare per molti italiani resta il seguente: ma perchè Tito Stagno era così abbronzato?

250px-Ha_toccato Ha toccato!

Mc Nam

McNamara

Lunedì scorso a Washington è deceduto – vecchio, vecchissimo, 93enne – uno degli inside man più influenti del secondo 900.
Nella sua carriera Robert McNamara è stato presidente della Ford, Capo del Pentagono sotto due presidenti nonchè direttore della Banca Mondiale.
Soprannominato McNam per aver gestito l’impegno americano in Vietnam, McNamara è l’uomo che firmò l’ordine di sganciare l’Agent Orange per sfoltire la giungla in cui si nascondevano i VietCong.
Il defoliante Agente Arancio fu usato per oltre 10 anni e più di quattro milioni di persone entrarono in contatto con le sue diossine, indifferentemente vietnamiti e soldati americani.
Vi invito a cercare Agent Orange su Google images e a farvi un’idea di quali danni genetici continui tuttora a causare.
Eppure nei brevi articoli che Corriere.it e altri giornali italiani hanno dedicato a questa notizia, nessuno ci ha speso una riga.
Clap.
Clap.

Clap.

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In questi trent’anni ci sono state diverse class actions e commissioni d’inchiesta in merito ma nessuna ha circoscritto con precisione le responsabilità di McNamara, il quale da canto suo ha sempre assicurato di non sapere nulla degli effetti collaterali della sostanza e di aver provato rimorsi per tutta la vita.
L’immagine che più mi ha colpito di questo individuo così brillante e controverso (nonchè il motivo per cui scrivo questo post in uno stato d’animo a metà tra la condanna e il massimo rispetto), chiamato dalla ragion di stato a responsabilità su cui l’uomo medio non riuscirebbe neppure a fantasticare, si trova sul finire di Fog Of War quando alla domanda “lo rifarebbe?” risponde con un commosso silenzio di 2-3 minuti che assomiglia molto al più terrificante dei sì.
McNam è morto nel sonno.

Volevo nascere a L.A. ma erano finiti i biglietti

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Se anche voi siete ormai seminauseati dall’estetica di American Apparel e tifate fallimento non vi spiacerà sapere che, ai tanti danni d’immagine subiti recentemente dall’azienda – tipo risarcire 5 milioni di dollari a Woody Allen – se ne è aggiunto un altro.
In America un’ indagine federale ha infatti scoperto che circa 1.800 dipendenti del marchio sono privi dei documenti necessari per lavorare negli USA: il che suona come una non-notizia trattandosi della stessa factory che da tempo si vanta di dare impiego a immigrati in condizioni difficili. Con simili pretese di job-pietas, ci si immagina che A.A. si sarà dimostrata forward minded come pretendono di essere i suoi clienti e avrà fatto il possibile per mettere in regola questi lavoratori; rendendo il mondo un posto leggermente migliore.
Se però ora riuscite a scendere dall’albero della cuccagna senza farvi troppo male siete anche pronti per conoscere le effettive contromosse adottate dal brand di Dov Charney: mandare a casa tutti i suddetti 1800 accompagnando questo sterminio lavorativo di massa con un comunicato stampa per animi sensibili in cui si informano investitori e consumatori che – considerato il surplus di manodopera interno all’azienda – tutto sommato di quella manciata di irregolari si potrà fare a meno.

American Apparel, which is based in Los Angeles, said that if the employees aren’t able to provide proper documentation, they will be forced to leave the company. It said losing the affected employees wouldn’t have a material effect on its business.

Nemmeno Mc Donald’s l’avrebbe saputa dire meglio.

Il succo della faccenda mi sembra quindi del tutto rassicurante: qualche tizio disposto a cucire per 0,10 $ l’ora il vostro body in spandex dorato da 100 € lo si trova comunque; documenti in regola compresi.

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Fuegos di paglia

  • rage against the macchine..."saigon sono ancora solo a saigon" 3 weeks ago
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  • Aaron Sorkin (Studio 60) sta scrivendo una sceneggiatura su Facebook. Il regista è David Fincher (Seven, Fight Club). Sembra proprio Facebum 1 month ago
  • In Italia ha la rilevanza di un peto: ma il nuovo di Raekwon è il miglior album di un membro del Wu Tang dal 1997. L'anno credo fosse quello 1 month ago
  • considerando quanti ieri hanno visto dirty dancing anzichè i deliri di berlusca da vespa, direi che swayze è morto per una buona causa 1 month ago